
In data odierna abbiamo identificato molteplici attacchi di Phishing ai danni di diversi Provider Italiani ed Europei, sono infatti coinvolti:
L’intento dei Phisher è diversificato in base al provider coinvolto, in alcuni casi l’obiettivo è quello di carpire esclusivamente le credenziali di accesso all’account in altri invece l’utente viene invitato a normalizzare un pagamento non riuscito carpendo i dati della carta di credito della vittima.
Gli attaccanti tramite l’acquisizione delle sole credenziali di accesso agli account puntano ad acquisire il controllo delle caselle eMail, Domini o Server associati all’account, ottenendo quindi nuovi destinatari utili per diffondere le eMail di Phishing, caselle eMail nuove da cui inviare campagne di Phishing e spazi web su cui ospitare i Kit di Phishing. Senza trascurare l’eventuale accesso a informazioni sensibili contenute nelle caselle eMail o in spazi riservati dei domini/server.
Il phishing viene diffuso attraverso email con link che portano a pagine web realizzate con codifica base64, questa tecnica permette ai criminali di rendere più complessa l’identificazione degli indirizzi web coinvolti e di poter personalizzare l’URL mostrato nella barra dell’indirizzo del browser con il testo che si preferisce ingannando maggiormente la vittima.

Il precedente screenshot ci illustra graficamente questa tecnica, come vediamo il Browser interpreterà correttamente il codice codificato in base64 mostrando all’utente l’indirizzo “data:text/html;http://fastweb.it/cp/ps/Main/login/Authenticate”. Fatta eccezzione della parte iniziale “data:text/html;” l’utente visualizzerà l’indirizzo autentico di Fastweb ignorando che successivamente è presente una stringa in base64 utile al Browser a visualizzare la pagina di Phishing.
Il medesimo server oltre ad ospitare Phishing ai danni dei Provider citati contiene anche cloni dei siti FreeMobile, Swisscom, Orage, Oney, Wester Union, Ameli, Bouygues e SFR.
Vi lasciamo con una galleria fotografica dei diversi cloni coinvolti in questo attacco.
L’individuazione dei diversi cloni è avvenuta partendo dall’analisi del phishing Aruba segnalato sui social network (tweet) da Paolo Dal Checco, noto analista forense.

Integrazione 16/03/2017 ore 17:01
In data odierna, a seguito dell’articolo sopra riportato, abbiamo ricevuto richiesta via mail da parte di Keliweb S.R.L., di comprovare che effettivamente era stato fatto uso dei loro loghi e marchi in azioni criminali, in alternativa eravamo invitati a rimuovere dal post quanto riguardava la società.
Si reputa necessario quindi integrare al meglio l’informazioni: i post pubblicati hanno sempre e solo la finalità di informare l’utenza del web sulle nuove metodiche criminali e sui nuovi target scelti dagli stessi. Sino ad ora mai nessuna società o istituto bancario citato nei post ha contestato l’informazione prodotta e D3Lab ha sempre garantito la massima trasparenza nel fornire alle società, se richiesto, le informazioni utili affinché queste potessero intervenire a contrasto della frode.
Come sopra scritto l’analisi della campagna di phishing si è sviluppata partendo da un tweet di Paolo Dal Checco, noto esperto di informatica forense, curatore tra l’altro di uno dei blog più ricchi di informazioni riguardo alla minaccia ransomware. Competenza e serietà del Dal Checco ci hanno portato a ritenere l’informazionetrasmessa con il tweet serie ed attendibile. Abbiamo successivamente comprovato l’esistenza del clone visitando gli url segnalati, il primo su ipixline[dot]fr avente funizone di redict rappresentava presumibilmente il link presente nella mail di attacco, il secondo, su dedibox[dot]fr, il clone.
Nello svolgimento delle attività di monitoraggio e contrasto del phishing non è affatto raro che l’azione di identificazione di un url malevolo avvenga senza avere in mano la mail di attacco, come in questo caso.
Ricercando informazioni in relazione agli host coinvolti si rilevava su VirusTotal che il server con ip 51.15.13.125 assegnato all’host sd-123370.dedibox.fr era già stato impiegato per phishing a danno di ISP a fine febbraio.

In comune con la campagna discussa in questo post vi era sia il target, un ISP, sia l’uso del file snd.php.
Si è proceduto ricercando path relativi agli ISP già colpiti da phishing individuando diversi clone a danno di diversi provider.

Venendo nello specifico alla pagina clone riproducente la grafica di Keliweb.it, presenti all’url sd-123370.dedibox[dot]fr/keliweb/snd.php, è sufficiente l’uso di curl per visualizzare il sorgente reale della pagina, senza che il browser lo interpreti.

Si può notare come il codice html della pagina codificato in base 64 sia inserito nel tag meta, con i vantaggi per i criminali citati sopra.
Il medesimo risultato può essere osservato facendo uso del tool Hashbot, pensato proprio per l’acquisizione forense delle risorse web.


Decodificando il codice base64 così acquisito si ottiene il codice html della pagina clone

da cui si può osservare come i criminali non si siano nemmeno preoccupati di fare una copia di tutte le risorse web (immagini, js, css) impiegate dalla pagina web del provider, ma abbiano linkato direttamente quelle presenti sul sito legittimo della società colpita.
Sniffando il traffico con Wireshark osserviamo il tutto con maggior dettaglio.

ed ancora.

Dovrebbe a questo punto risultare certa la presenza on-line della pagina con grafica, loghi e marchi Keliweb.it realizzata dai criminali.
Le informazioni riportate in questa integrazione sono state inviate a Keliweb via posta elettronica (normale e certificata). D3Lab resta ovviamente a disposizione della società per ulteriori chiarimenti e si augura che l’url della pagina malevola, ora a loro noto, possa consentirgli di intervenire presso l’hoster per ottenere la messa off-line della stessa.
Servizio Clienti: l’importanza della formazione Anti-Phishing
PhishingIl Rapporto Clusit 2017 indica un forte aumento delle attività di Phishing nel nostro paese ed è quindi sempre più importante focalizzare l’attenzione di tutta la popolazione su questa attività di frode.
Le aziende devono prevedere attività di formazione per tutto il personale al fine di evitare la divulgazione di documenti riservati, diffusione di ransomware, movimentazioni bancarie illecite o qualsiasi altra attività che può fortemente destabilizzare l’andamento economico di una società.
Questo invito è maggiormente rimarcato per tutte le aziende che hanno un contatto diretto con il consumatore, attraverso i Call Center o Social Care, le quali non devono solamente prevenire un attacco diretto ma evitare che i propri clienti vengano truffati da attività di Phishing con loghi e marchi dell’azienda.
Il consumatore, ignaro del Phishing, ingenuamente penserà che l’addebito inconsueto sulla sua Carta di Credito sia stato eseguito dall’azienda vittima di Phishing e non da un team di Phisher. Creando un danno di immagine rilevante.
Il 22 Marzo abbiamo rilevato su Twitter un imbarazzante situazione del Social Care di TIM, il quale ha invitato un utente a visitare una eMail di Phishing perché la ritenevano lecita.
Lunedì 20 Marzo l’utente Damiano Achilli riceve via eMail la seguente comunicazione:
Insospettito da alcuni errori grammaticali decide di chiedere al supporto TIM una conferma, se l’eMail sia legittima o meno:
Il servizio clienti conferma la legittimità della comunicazione e l’utente procede a richiedere il rimborso compilando il modulo online.
La risposta del servizio clienti TIM è stata rimossa, ma conteneva quanto segue: “@Damiano_Achilli ciao, si confermiamo ? Buona giornata #TIM4U”.
Damiano fidandosi della risposta ricevuta, perderà 60€ che vengono illecitamente sottratti dalla sua Carta di Credito Prepagata. Si trattava palesemente di una attività di Phishing, con l’utilizzo della codifica base64 come abbiamo visto recentemente in un altro articolo.
Sfruttando Google Cache riusciamo a visualizzare la risposta, che potete vedere anche nel seguente screenshot:
Lo stesso Damiano ci ha inviato due screenshot che ha personalmente effettuato:
Al fine di dare maggiore evidenza ai dati sopra presentati abbiamo proceduto acquisendo la pagina di Twitter presente nella cache di Google attraverso Hashbot:
da cui si rileva nuovamente il testo della risposta data dall’account TIM_Official
Una ulteriore forma di acquisizione attraverso terze parti è stata effettuata usando le funzionalità di archive.is e qui http://archive.is/7klQT potete vedere sia la pagina che lo screenshot, con la risposta di TIM_Official a Damiano in terza posizione.
Infine abbiamo acquisito il tutto anche con wireshark tramite la visualizzazione della cache di Google, senza fare uso di https.
Sfruttando l’opzione File > Export Objects> HTTP di wireshark è possibile estrapolare la pagina web ricevuta in risposta da Google (file packet_1230.txt, sha256 79da9bbbcc4a520fb97c3f7c73f9355ba9fbe913b60b047ca5dbff5f45e1cf60):
L’accaduto evidenzia quanto la formazione degli operatori destinati a supportare il consumatore (Call Center, Social Care, Personale di Filiale, ecc…) in materia di truffe e frodi sia necessaria a salvaguardia la sicurezza e dell’immagine delle società. La soluzione non passa certo per tweet cancellati.
Update 24 marzo 2017 – 14.37
Damiano, vittima della frode, ci ha raccontato di aver ricevuto notifica del pagamento effettuato dai criminali con la sua carta di credito, nella quale veniva indicato l’acquisto di servizi presso l’ISP francese AMEN.FR
Amen.fr è una controllata di Dada Spa, società a cui fa capo pure l’italiana Register.it. E’ quindi presumibile che il criminale abbia usato la carta di credito della vittima per acquistare servizi web da riutilizzare in truffe future.
La TIM è doveroso indicare come la società, attraverso le pratiche burocratiche di rito, si sia impegnata a rimborsare Damiano attraverso i servizi da TIM lui acquistati. Tutto è bene ciò che finisce bene.
Aruba, OVH, FastWeb, Keliweb e altri Provider coinvolti dal Phishing!
PhishingIn data odierna abbiamo identificato molteplici attacchi di Phishing ai danni di diversi Provider Italiani ed Europei, sono infatti coinvolti:
L’intento dei Phisher è diversificato in base al provider coinvolto, in alcuni casi l’obiettivo è quello di carpire esclusivamente le credenziali di accesso all’account in altri invece l’utente viene invitato a normalizzare un pagamento non riuscito carpendo i dati della carta di credito della vittima.
Gli attaccanti tramite l’acquisizione delle sole credenziali di accesso agli account puntano ad acquisire il controllo delle caselle eMail, Domini o Server associati all’account, ottenendo quindi nuovi destinatari utili per diffondere le eMail di Phishing, caselle eMail nuove da cui inviare campagne di Phishing e spazi web su cui ospitare i Kit di Phishing. Senza trascurare l’eventuale accesso a informazioni sensibili contenute nelle caselle eMail o in spazi riservati dei domini/server.
Il phishing viene diffuso attraverso email con link che portano a pagine web realizzate con codifica base64, questa tecnica permette ai criminali di rendere più complessa l’identificazione degli indirizzi web coinvolti e di poter personalizzare l’URL mostrato nella barra dell’indirizzo del browser con il testo che si preferisce ingannando maggiormente la vittima.
Il precedente screenshot ci illustra graficamente questa tecnica, come vediamo il Browser interpreterà correttamente il codice codificato in base64 mostrando all’utente l’indirizzo “data:text/html;http://fastweb.it/cp/ps/Main/login/Authenticate”. Fatta eccezzione della parte iniziale “data:text/html;” l’utente visualizzerà l’indirizzo autentico di Fastweb ignorando che successivamente è presente una stringa in base64 utile al Browser a visualizzare la pagina di Phishing.
Il medesimo server oltre ad ospitare Phishing ai danni dei Provider citati contiene anche cloni dei siti FreeMobile, Swisscom, Orage, Oney, Wester Union, Ameli, Bouygues e SFR.
Vi lasciamo con una galleria fotografica dei diversi cloni coinvolti in questo attacco.
L’individuazione dei diversi cloni è avvenuta partendo dall’analisi del phishing Aruba segnalato sui social network (tweet) da Paolo Dal Checco, noto analista forense.
Integrazione 16/03/2017 ore 17:01
In data odierna, a seguito dell’articolo sopra riportato, abbiamo ricevuto richiesta via mail da parte di Keliweb S.R.L., di comprovare che effettivamente era stato fatto uso dei loro loghi e marchi in azioni criminali, in alternativa eravamo invitati a rimuovere dal post quanto riguardava la società.
Si reputa necessario quindi integrare al meglio l’informazioni: i post pubblicati hanno sempre e solo la finalità di informare l’utenza del web sulle nuove metodiche criminali e sui nuovi target scelti dagli stessi. Sino ad ora mai nessuna società o istituto bancario citato nei post ha contestato l’informazione prodotta e D3Lab ha sempre garantito la massima trasparenza nel fornire alle società, se richiesto, le informazioni utili affinché queste potessero intervenire a contrasto della frode.
Come sopra scritto l’analisi della campagna di phishing si è sviluppata partendo da un tweet di Paolo Dal Checco, noto esperto di informatica forense, curatore tra l’altro di uno dei blog più ricchi di informazioni riguardo alla minaccia ransomware. Competenza e serietà del Dal Checco ci hanno portato a ritenere l’informazionetrasmessa con il tweet serie ed attendibile. Abbiamo successivamente comprovato l’esistenza del clone visitando gli url segnalati, il primo su ipixline[dot]fr avente funizone di redict rappresentava presumibilmente il link presente nella mail di attacco, il secondo, su dedibox[dot]fr, il clone.
Nello svolgimento delle attività di monitoraggio e contrasto del phishing non è affatto raro che l’azione di identificazione di un url malevolo avvenga senza avere in mano la mail di attacco, come in questo caso.
Ricercando informazioni in relazione agli host coinvolti si rilevava su VirusTotal che il server con ip 51.15.13.125 assegnato all’host sd-123370.dedibox.fr era già stato impiegato per phishing a danno di ISP a fine febbraio.
In comune con la campagna discussa in questo post vi era sia il target, un ISP, sia l’uso del file snd.php.
Si è proceduto ricercando path relativi agli ISP già colpiti da phishing individuando diversi clone a danno di diversi provider.
Venendo nello specifico alla pagina clone riproducente la grafica di Keliweb.it, presenti all’url sd-123370.dedibox[dot]fr/keliweb/snd.php, è sufficiente l’uso di curl per visualizzare il sorgente reale della pagina, senza che il browser lo interpreti.
Si può notare come il codice html della pagina codificato in base 64 sia inserito nel tag meta, con i vantaggi per i criminali citati sopra.
Il medesimo risultato può essere osservato facendo uso del tool Hashbot, pensato proprio per l’acquisizione forense delle risorse web.
Decodificando il codice base64 così acquisito si ottiene il codice html della pagina clone
da cui si può osservare come i criminali non si siano nemmeno preoccupati di fare una copia di tutte le risorse web (immagini, js, css) impiegate dalla pagina web del provider, ma abbiano linkato direttamente quelle presenti sul sito legittimo della società colpita.
Sniffando il traffico con Wireshark osserviamo il tutto con maggior dettaglio.
ed ancora.
Dovrebbe a questo punto risultare certa la presenza on-line della pagina con grafica, loghi e marchi Keliweb.it realizzata dai criminali.
Le informazioni riportate in questa integrazione sono state inviate a Keliweb via posta elettronica (normale e certificata). D3Lab resta ovviamente a disposizione della società per ulteriori chiarimenti e si augura che l’url della pagina malevola, ora a loro noto, possa consentirgli di intervenire presso l’hoster per ottenere la messa off-line della stessa.
Phishing Mediaworld – Falsa offerta sull’iPhone
PhishingCome scrivevamo nel precedente articolo i predatori son tornati e lo hanno fatto alla grande mettendo in atto in pochi giorni tentativi di phishing a danno di IngDirect, Eni/Agip, Poste Italiane, un operatore di telefonia mobile ed oggi Mediaworld! Sempre sfruttando nuovi domini ad-hoc!
Il Recorder Team, cosi lo abbiamo nominato, colpì la grande distribuzione già in passato con una pesante campagna di phishing a danno di Carrefour e con questo attacco sembra orientarsi nuovamente verso la GDO ed in particolare verso gli articoli tecnologici, rappresentanti un mercato sempre vivace.
Il tentativo di Phishing è stato rilevato e segnalato con un primo tweet da parte di @illegalFawn, ricercatore particolarmente attivo nell’identificazione di questi particolari tipi di frode.
La frode è stata rilevata attraverso la ricezione di un messaggio email apparentemente inviato da Mediaworl contenente l’offerta per l’acquisto di un iPhone con un elevatissimo sconto.
Il clone realizzato dai criminali è risultato essere in hosting sul medesimo provider impiegato per i casi più recenti ed essere posizionato nello spazio web del dominio mediaworlld.com creato ad hoc dai criminali sfruttando un typosquatting, la doppia “l” in WORLLD, che facilmente passa inosservato all’occhio dell’utente frettoloso, concentrato principalmente ad osservare l’offerta presente sulla pagina web.
L’analisi del clone ha permesso di rilevare come tutte le risorse impiegate (css, immagini, ecc..) siano incluse nell’hosting, mentre i link facciano tutti riferimento all’effettivo sito web di MediaWorld.
Il tentativo di frode si basa sulla scelta da parte dell’utente di un articolo tecnologico presente sulla pagina principale del clone
Cliccando su prosegui l’utente viene portato successiva pagina in cui gli sono richiesti i dati della carta di credito, visualizzando il costo di acquisto dell’articolo prescelto (lo screenshot presenti in questo post provengono da prove diverse).
E’ interessante notare come questa grafica fosse già impiegata nei cloni impiegati nei phishing a danno di Carrefour (vedasi terza immagine post relativo) , con l’immagine del retro della carta di credito che compare solo all’atto di completare il form relativo al cvv.
Inseriti i dati delle carta di credito l’utente approda ad una pagina di riepilogo e conferma
L’ultima pagina conferma l’avvenuto pagamento ed inoltro dell’ordine.
Dopo poco all’indirizzo mail inserito nel form della pagina in cui erano richiesti i dati di carta di credito, arriverà la mail di conferma dell’ordine.
L’analisi degli headers ci fornisce alcune informazioni a conferma del dominio mittente e del path locale dello script php incaricato di eseguire l’invio del messaggio.
Phishing ING Direct con falsa offerta Agip
PhishingIl personale D3Lab esamina casi di phishing dal 2009 e nell’arco del tempo ha avuto modo di rilevare cambiamenti nelle metodiche criminali, talvolta cambiamenti importanti, adottati da alcune entità piuttosto che da altre, quindi utili come fingerprint per identificare il team criminale autore di una campagna di phishing piuttosto che di un’altra.
Uno dei gruppi criminali più agguerriti fu identificato sin dal 2012 e in D3Lab lo denominammo Recorder Team. Nei primi due anni questa entità criminale operò con metodiche abbastanza standard, ma in breve si distinse per l’impiego di nomi dominio che l’utenza del web poteva facilmente confondere con quelli legittimi delle società target. Inizialmente si trattò di nomi host per i servizi di dns dinamico, ma in breve, presumibilmente dopo una prima fase operativa ed il conseguente ritorno economico, il team cominciò ad investire su domini di secondo livello. Continua a leggere
Piovono Domini ad-hoc per una campagna di Phishing ai danni di Lottomatica
PhishingIl nostro servizio di Brand Monitor permette di monitorare la registrazione di nuovi domini internet a tutela di un marchio individuando tempestivamente utilizzi inopportuni del brand del cliente. È sempre più frequente rilevare criminali informatici che registrano nuovi domini molto similari agli originali per confondere l’utente e trarlo in inganno, i domini vengono spesso usati per diffondere Malware, Phishing Bancario (es. Bonus 500euro, SMS Poste Italiane, PayPal, ecc), Man in The Mail (es. Ubiquiti stung US$46.7 million in e-mail spoofing fraud) o destabilizzare l’asseto azionario come successe a Intesa San Paolo con la registrazione di un dominio ad-hoc e la relativa pubblicazione di un falso comunicato dell’AD Carlo Messina.
Nel corso dell’ultima settimana abbiamo rilevato la registrazione di un elevato numero di domini con TLD .xyz sfruttati per attuare una campagna di Phishing ai danni dei titolari di carte di credito emesse da Lottomatica, ovvero la Lottomaticard e la carta di credito prepagata PayPal che ricordiamo essere emessa da Lottomatica e Banca Sella per il nostro paese.
I domini registrati tra l’8 Febbraio e il 12 sono in totale 55:
I phisher al fine di limitare una immediata identificazione delle pagine fraudolente hanno previsto un redirect verso il dominio otobankasi.com se si accede direttamente al dominio o al sotto-dominio www, per visualizzare le pagine di Phishing bisognerà indicare un sotto-dominio random. Questa tecnica permette anche di limitare le funzionalità delle BlackList di Phishing poichè l’url visualizzato dall’utente varierà continuamente.
Nei due screenshot precedenti vediamo un anteprima delle pagine fraudolente, in esse l’utente è invitato ad inserire le credenziali per poter accedere al pannello di controllo della propria carta e i dati relativi ad essa. Data la richiesta delle credenziali di login, e non solo i dati della carta, è probabile che il team di Phisher voglia trasferire i fondi della vittima verso un’altra prepagata emessa da CartaLIS/Lottomatica.
I domini sono stati registrati a nome di due persone Debora Cestari e Ovidiu Ioan Sara, probabilmente sono nominativi inventati o vittime di altre campagne di Phishing, i cui dati e lecui carte di credito possono essere usate per acquistare servizi utili alla struttura criminale… il phishing è anche questo, vittime inconsapevolmente coinvolti nelle frodi.
Un altro ente fortemente colpito in Italia attraverso la creazione di domini ad-hoc è Poste Italiane, dal 1 Gennaio 2017 ad oggi abbiamo rilevato la registrazione di 107 nuovi domini sospetti, a dimostrazione di quanto la metodica sia ampiamente impiegata dai criminali e di come il suo controllo e contrasto richiesta procedure e servizi ad hoc.
Bonus 500€ anche per le famiglie? No, è Phishing ai danni di Poste!
PhishingUna nuova eMail di Phishing Bancario ai danni di Poste Italiane veicola l’attacco tramite una falsa promessa di estensione del Bonus di 500euro per i 18enni alle famiglie!
Il Bonus Cultura, apprendiamo su 18app, è una iniziativa a cura del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Presidenza del Consiglio dei Ministri dedicata a promuovere la cultura. Il programma, destinato a chi compie 18 anni nel 2016, permette loro di ottenere 500€ da spendere in cinema, concerti, eventi culturali, libri, musei, monumenti e parchi, teatro e danza. I ragazzi hanno tempo fino al 30 giugno 2017 per registrarsi al Bonus Cultura e fino al 31 dicembre 2017 per spendere il bonus.
Nella mail che vi mostriamo in apertura viene invece promesso tale bonus economico anche alle famiglie tramite Bonifico SEPA che verrà accreditato sulla carta Evolution di Poste Italiane, inoltre avvisa l’utente che i fondi possono terminare spingendolo ad affrettarsi nel completare la procedura.
Selezionando il link “Procedi” l’utente viene rediretto sul dominio ingbnl.com che visualizza al cliente un perfetto Kit di Phishing ai danni di Poste, come è possibile visualizzare nello screenshot seguente.
Il kit effettua una verifica dei dati inseriti dall’utente riportando un eventuale errore delle credenziali digitate, nel seguente screenshot simulando l’inserimento del nome utente “test.test” e password “test123456” viene riportato all’utente un errore delle credenziali inserite.
Il dominio ingbnl.com sfruttato in questa campagna di Phishing concatena le sigle di due istituti di credito Italiani ING (ING Direct) e BNL (Banca Nazionale del Lavoro) confermando l’ipotesi che sia stato creato ad-hoc per eseguire delle attività fraudolente. Da un whois apprendiamo i seguenti dati (oscuriamo volutamente il numero di cellulare):
Tramite una operazione di OSINT sull’indirizzo eMail riportato rileviamo un profilo Facebook denominato “Ministero DelleFinanze” a conferma di una operazione debita ad effettuare frodi bancarie.
Dalle modalità operative e di struttura del Kit di Phishing ricolleghiamo questo Team a casi di Telefonia, ENI/Agip, Carrefour degli anni passati.
Phishing Hello Bank FR
PhishingGli accertamenti svolti nell’ultimo mese hanno portato all’individuazione di un nuovo sito di Phishing a danno degli utenti della banca online francese Hello Bank, appartenente al gruppo BNP Paribas.
Il sito fraudolento riporta il logo e la grafica del sito originale e la frode mira a carpire le credenziali d’accesso degli utenti sul portale.
Una volta inserite le credenziali l’utente viene reindirizzato sul sito legittimo di Hello Bank.
L’analisi dettagliata del caso ha permesso di identificare il kit di phishing adoperato dal phisher nel quale si evidenza la presenza di un file php che gestisce le credenziali sottratte alle vittime che vengono inviate ad un indirizzo eMail specifico. Ha inoltre consentito di rilevare particolari comuni a più attacchi a danno di Hello Bank, condizione che porta ad ipotizzare che tali azioni siano ad opera di uno specifico gruppo al momento concentrato su la questa banca online.
Falsa Fattura Vodafone distribuisce Cerber Ransomware
MalwareDurante lo scorso week-end abbiamo rilevato un invio massivo di eMail contenenti la comunicazione di una Falsa Fattura dell’operatore telefonico Vodafone, il messaggio richiedeva il saldo della fattura AG20887715 intestata a Luigina Canale di un importo complessivo di 61.18euro. Il layout rispetta quasi fedelmente quello sfruttato dall’operatore per inviare la legittima comunicazione.
Selezionando il pulsante con sfondo rosso riportante la scritta “Vai alla fattura” l’utente scarica attraverso il sito https://intrumnl[.]000webhostapp[.]com un archivio ZIP contenente un file JavaScript denominato fattura n. AG20887715.js, tale script una volta eseguito effettua il download del file encrypted.exe e lo esegue nel sistema.
Il file JavaScript è opportunamente offuscato per impedire ad un Antivirus l’immediato riconoscimento di una minaccia come potete visualizzare dal seguente screenshot:
Il sample del malware è disponibile su Hybrid Analysis, su Virus Total è invece disponibile la scansione in cui si evince che solo 12 Antivirus su 55 rilevano una minaccia del file eseguibile.
CMS Magento: Alterazione dei file originali per recuperare Carte di Credito
PhishingI Phisher nel corso da fine 2015 fino ad oggi sfruttano in maniera importante i siti internet con il CMS Magento a seguito della pubblicazione della vulnerabilità CVE-2015-1397. Questa vulnerabilità permette ad un malintenzionato di creare un nuovo utente con i permessi di amministratore, registriamo una media di 3 nuovi casi di Phishing giornalieri che sfruttano questa vulnerabilità.
Il CMS Magento viene fortemente utilizzato per creare dei siti di eCommerce, conseguentemente le informazioni presenti nel Database possono essere preziose per un malintenzionato.
Solitamente gli attaccanti una volta ottenuto i permessi di amministratore si limitano a caricare un Plugin che gli permette di editare i file esistenti, alterando quindi la struttura del sito internet al fine di caricare una webshel e il kit di Phishing.
Ma come è già capitato in passato con il CMS PrestaShop, nell’ultimo periodo abbiamo rilevato dei tentativi di alterazione del codice sorgente del CMS o di estrazione di dati sensibili dal Database.
Grazie alla collaborazione di un Webmaster abbiamo analizzato tutti i file presenti nel dominio, rilevando la presenza di un kit automatico che permette di estrarre le seguenti informazioni:
Inoltre viene alterata la struttura del CMS creando un invio automatico delle Carte di Credito inserite dal legittimo utente in fase di registrazione.
Il file /app/code/core/Mage/Payment/Model/Method/Cc.php viene alternato includendo come visibile nello screenshot precedente una porzione di codice che acquisisce i dati della Carta di Credito inserita dall’utente e la invia via eMail al Phisher. L’eMail al fine di non essere identificata da un eventuale scanner è stata riportata con la codifica base64, la funzione PHP base64_decode() provvederà successivamente alla decodifica dell’indirizzo.
Quest’ultima è una operazione che permette al Phisher di ottenere i dati di nuove carte di credito in tempo reale anche successivamente all’aggiornamento e relativa bonifica del CMS. Poiché purtroppo si tende ad aggiornare Magento e a eliminare utenti malevoli senza controllare la struttura dell’intero sito internet.
La “firma” dell’attaccante, come visibile nella porzione di codice sopra mostrata, fa riferimento ad una sviluppatrice indonesiana, presente sia sui social, dove pubblicizza i suoi tools, che su Zone-H, forum dedicati all’hacking ed al carding, nonché portali di ingaggio di freelance.
E’ opera sua il tools per Windows in grado di eseguire in maniera automatica la modifica del file Cc.php su una lista predefinita di siti forniti. Tool che oltre a modificare il File System del CMS Magento estrapola le statistiche di vendita con l’importo totale degli ordini effettuati sul sito e la media degli ordini, verifica inoltre se è stato impostato un server SMTP per l’invio dell’eMail, verificando inoltre la funzionalità del server SMTP poichè può tornare utile ad un malintenzionato per inviare ulteriori eMail di scam da nuovi server che non sono presenti nelle BlackList RBL.
La sécurité sociale française encore visée par les criminels informatiques
Non categorizzato, Non classifié(e)Ces derniers jours de nouvelles tentatives de fraude ont été enregistrées aux dépens de la Caisse d’Allocations Familiales, communément désignée comme CAF.
La Caisse d’Allocations Familiales est une organisation qui soutient les familles en situation de précarité.
Dans ce cas les criminels ont réalisé une tentative de fraude au moyen d’une page clone insérée dans un site violé, la mairie de Pise.
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