
In data odierna abbiamo identificato molteplici attacchi di Phishing ai danni di diversi Provider Italiani ed Europei, sono infatti coinvolti:
L’intento dei Phisher è diversificato in base al provider coinvolto, in alcuni casi l’obiettivo è quello di carpire esclusivamente le credenziali di accesso all’account in altri invece l’utente viene invitato a normalizzare un pagamento non riuscito carpendo i dati della carta di credito della vittima.
Gli attaccanti tramite l’acquisizione delle sole credenziali di accesso agli account puntano ad acquisire il controllo delle caselle eMail, Domini o Server associati all’account, ottenendo quindi nuovi destinatari utili per diffondere le eMail di Phishing, caselle eMail nuove da cui inviare campagne di Phishing e spazi web su cui ospitare i Kit di Phishing. Senza trascurare l’eventuale accesso a informazioni sensibili contenute nelle caselle eMail o in spazi riservati dei domini/server.
Il phishing viene diffuso attraverso email con link che portano a pagine web realizzate con codifica base64, questa tecnica permette ai criminali di rendere più complessa l’identificazione degli indirizzi web coinvolti e di poter personalizzare l’URL mostrato nella barra dell’indirizzo del browser con il testo che si preferisce ingannando maggiormente la vittima.

Il precedente screenshot ci illustra graficamente questa tecnica, come vediamo il Browser interpreterà correttamente il codice codificato in base64 mostrando all’utente l’indirizzo “data:text/html;http://fastweb.it/cp/ps/Main/login/Authenticate”. Fatta eccezzione della parte iniziale “data:text/html;” l’utente visualizzerà l’indirizzo autentico di Fastweb ignorando che successivamente è presente una stringa in base64 utile al Browser a visualizzare la pagina di Phishing.
Il medesimo server oltre ad ospitare Phishing ai danni dei Provider citati contiene anche cloni dei siti FreeMobile, Swisscom, Orage, Oney, Wester Union, Ameli, Bouygues e SFR.
Vi lasciamo con una galleria fotografica dei diversi cloni coinvolti in questo attacco.
L’individuazione dei diversi cloni è avvenuta partendo dall’analisi del phishing Aruba segnalato sui social network (tweet) da Paolo Dal Checco, noto analista forense.

Integrazione 16/03/2017 ore 17:01
In data odierna, a seguito dell’articolo sopra riportato, abbiamo ricevuto richiesta via mail da parte di Keliweb S.R.L., di comprovare che effettivamente era stato fatto uso dei loro loghi e marchi in azioni criminali, in alternativa eravamo invitati a rimuovere dal post quanto riguardava la società.
Si reputa necessario quindi integrare al meglio l’informazioni: i post pubblicati hanno sempre e solo la finalità di informare l’utenza del web sulle nuove metodiche criminali e sui nuovi target scelti dagli stessi. Sino ad ora mai nessuna società o istituto bancario citato nei post ha contestato l’informazione prodotta e D3Lab ha sempre garantito la massima trasparenza nel fornire alle società, se richiesto, le informazioni utili affinché queste potessero intervenire a contrasto della frode.
Come sopra scritto l’analisi della campagna di phishing si è sviluppata partendo da un tweet di Paolo Dal Checco, noto esperto di informatica forense, curatore tra l’altro di uno dei blog più ricchi di informazioni riguardo alla minaccia ransomware. Competenza e serietà del Dal Checco ci hanno portato a ritenere l’informazionetrasmessa con il tweet serie ed attendibile. Abbiamo successivamente comprovato l’esistenza del clone visitando gli url segnalati, il primo su ipixline[dot]fr avente funizone di redict rappresentava presumibilmente il link presente nella mail di attacco, il secondo, su dedibox[dot]fr, il clone.
Nello svolgimento delle attività di monitoraggio e contrasto del phishing non è affatto raro che l’azione di identificazione di un url malevolo avvenga senza avere in mano la mail di attacco, come in questo caso.
Ricercando informazioni in relazione agli host coinvolti si rilevava su VirusTotal che il server con ip 51.15.13.125 assegnato all’host sd-123370.dedibox.fr era già stato impiegato per phishing a danno di ISP a fine febbraio.

In comune con la campagna discussa in questo post vi era sia il target, un ISP, sia l’uso del file snd.php.
Si è proceduto ricercando path relativi agli ISP già colpiti da phishing individuando diversi clone a danno di diversi provider.

Venendo nello specifico alla pagina clone riproducente la grafica di Keliweb.it, presenti all’url sd-123370.dedibox[dot]fr/keliweb/snd.php, è sufficiente l’uso di curl per visualizzare il sorgente reale della pagina, senza che il browser lo interpreti.

Si può notare come il codice html della pagina codificato in base 64 sia inserito nel tag meta, con i vantaggi per i criminali citati sopra.
Il medesimo risultato può essere osservato facendo uso del tool Hashbot, pensato proprio per l’acquisizione forense delle risorse web.


Decodificando il codice base64 così acquisito si ottiene il codice html della pagina clone

da cui si può osservare come i criminali non si siano nemmeno preoccupati di fare una copia di tutte le risorse web (immagini, js, css) impiegate dalla pagina web del provider, ma abbiano linkato direttamente quelle presenti sul sito legittimo della società colpita.
Sniffando il traffico con Wireshark osserviamo il tutto con maggior dettaglio.

ed ancora.

Dovrebbe a questo punto risultare certa la presenza on-line della pagina con grafica, loghi e marchi Keliweb.it realizzata dai criminali.
Le informazioni riportate in questa integrazione sono state inviate a Keliweb via posta elettronica (normale e certificata). D3Lab resta ovviamente a disposizione della società per ulteriori chiarimenti e si augura che l’url della pagina malevola, ora a loro noto, possa consentirgli di intervenire presso l’hoster per ottenere la messa off-line della stessa.
Phishing ai danni della Banca Carige
PhishingSelezionato il proprio istituto bancario e digitate le credenziali alla vittima viene mostra l’interfaccia dell’Home Baking fedele all’originale, ad eccezzione di una evidente modifica sulla parte centrale in cui vengono richiesti i dati della carta di credito con la giustificazione che è necessario digitarli per sbloccare l’account.
Inanzitutto il footer riporta “2015 – Gruppo Banca Carige – Banca Carige S.p.A.” la dicitura “2015” evidenza come il clone possa essere creato nel 2015 e non attualmente!
Analizzando inoltre il codice HTML è possibile identificare informazioni offuscate o parzialmente modificate dell’utente sfruttato per accedere al legittimo sito di Home Banking del Gruppo Carige per eseguire la clonazione. Come vi mostriamo nei seguenti tre screenshot è possibile risalire al Nome e Cognome, eMail e Numero di Cellulare.
Phishing ai danni della Banca Popolare dell’Alto Adige Volksbank
PhishingNella giorna odierna abbiamo rilevato un nuovo attacco di Phishing ai danni della Banca Popolare dell’Alto Adige Volksbank, l’intento del Phisher è quello di acquisire le credenziali di accesso all’Home Banking e successivamente i 24 Token statici. Sfruttando i token forniti dalla vittima i Phisher potranno effettuare operazioni illecite, come bonifici, ricariche telefoniche e qualsiasi altra operazione concessa all’utente sul suo Home Banking.
Ransomware e WordPress Scanner tramite Phishing Banca d’Italia
MalwareIl link in oggetto di analisi veicola l’utente su un sito Russo dal quale effettuerà il download dell’archivio notifica.zip, tale archivio al suo interno contiene il file notifica0021769.js opportunamente offuscato come possiamo visualizzare dall’immagine seguente.
Aprendo il file JavaScript il computer esegue il download del malware, denominato notifica.exe, da due possibili fonti:
Nei minuti successivi all’analisi da noi compiuta, il malware scaricato risultava corrotto e quindi non eseguibile su alcun dispositivo. Analizzando l’eseguibile era possibile notare blocchi di codice inopportuno che mostrano un errore di esecuzione del processo IPDATE riconducibile al software Download Accelerator Plus DAP10. È probabile che il gruppo di criminali abbia scaricato il malware da una risorsa web tramite Download Accelerator e quest’ultimo a causa di un errore interno abbia corrotto l’eseguibile.
Analizzando successivamente il traffico eseguito dal Ransomware, abbiamo rilevato l’esecuzione di un demone Tor sulla macchina e una insolita attività di scansione di siti web basati sui CMS WordPress e Joomla.
In quasi 9 minuti di analisi il malware ha effettuato 2695 richieste HTTP come possiamo notare in alcuni seguenti screenshot.
Questo slideshow richiede JavaScript.
È quindi possibile che l’attaccante stia sfruttando le macchine infettate per scansionare la rete e identificare siti web basati sui due principali CMS. Non abbiamo invece rilevato alcuna attività di brute-forcing verso i domini scansionati per ricavarne eventuali credenziali.
Per chi volesse approfondire l’analisi rendiamo disponibile la scansione di VirusTotal e la condivisione del sample attraverso Malwr.
Torna il Phishing TotalErg… la schizzofrenia del Recorder Team!
PhishingDel Recoder Team si è molto parlato nelle ultime settimane, quando a seguito di operazioni congiunte di Polizia di Stato (con la specialità della Polizia Postale) e Guardia di Finanza [ articolo 1, articolo 2, articolo 3] e successivamente dei Carabinieri di Carpi diversi appartenenti all’organizzazione sono caduti nelle reti degli investigatori.
Su questo blog e sul profilo Twitter di D3Lab abbiamo nel frattempo continuato a dare evidenza della della loro attività a danno di ING/Agip Eni, Mediaworld, BNL (tweet1, tweet2), segno evidente che la divisione tecnica e gestionale del team criminale è rimasta operativa.
D3Lab assegna a Recorder Team la paternità di una lunga serie di attacchi, dai telefonici, a Carrefour, Agip/Eni, Total Erg fino ai più recenti attraverso un lungo lavoro di analisi delle metodiche operative, dell’utilizzo dei domini creati ad hoc e della struttura dei cloni.
Monitorando alcuni domini creati dai criminali nella giornata di ieri si è rilevata un’attività schizofrenica da parte del Recorder Team che ha coinvolto due domini:
Alle ore 06.07 UTC mediaworldfree.info redirigeva su mediaworldfree.net dove era possibile visionare su clone ING Direct
Il clone è rimasto disponibile solo pochi minuti.
Alle 06:44 UTC il dominio effettuava un redirect verso la sottocartella, inesistente, /TelecomItaliaTelefoniaMobile2016/.
Alle 8:47 UTC il dominio effettuava un redirect verso totalergonlinepetrolinet[.]serversicuro.it dove non era disponibile alcuna pagina.
Alle ore 14.35 UTC mediaworldfree.info redirigeva su mediaworldfree.net dove era possibile visionare su clone CartaSì:
Questa notte nuova svolta!
Alle 00:18 UTC, poco dopo mezzanotte ora di Greenwich mediaworldfree.info redirigeva su mediaworldfree.net dove era possibile visionare su clone TotalErg, clone tutt’ora disponibile.
Il recorder Team torna a colpire Total Erg a distanza di due anni: dall’agosto 2014 alla fine di dicembre i criminali portarono avanti una intensa campagna di phishing veicolato attraverso sms, assurta agli onori della cronaca con servizi televisivi anche in casa RAI. Avevamo scritto due articoli disponibili sempre sul nostro blog: Primo Articolo e Secondo Articolo.
Particolarmente interessante è il dettaglio del codice html della pagina clone sopra evidenziato in viola, che evidenzia come la copia del sito sia stata realizzata il 19 Agosto 2014 alle ore 17:46 e 16 secondi, usando il software HTTrack.
Particolare che rileviamo (vedasi immagine sottostante) anche nei file acquisiti dal phishig TotalErg del 2014, ad essere precisi del 25 dicembre 2014…in D3Lab si lavora anche a Natale!!
Battuta a parte, l’evidenza palesa come la paternità dell’attuale clone TotalErg sia imputabile al medesimo gruppo criminale che operò già all’epoca.
L’hash differente è dovuto al differente termine riga, come evidenziato da meld.
Malware Android distribuito da falso sito Poste Italiane
MalwareL’attività di Brand Monitor svolta da D3Lab fornisce informazioni utili a monitorare diverse tipologia di minacce, dallo spear-phishing, alla diffusione di malware e phishing tradizionale.
Operando in tale ambito è facile accorgersi come alcune società siano più colpite dal fenomeno della creazione di domini ad-hoc a scopo illecito, non sempre assimilabili al typosquatting, in quanto non creati con l’alterazione di nomi o parole, bensì con concatenazione di termini corretti, nomi di directory, file ed anche servizi.
Poste Italiane sembra essere, in base ai rilievi D3Lab, una delle società più colpite da tale fenomeno:
con la creazione di oltre 70 domini con nomi ad essa riconducibili in nemmeno due mesi (rilievi 01/02/17-23/03/17).
Non sempre però, si tratta di pagine che cercano di acquisire direttamente credenziali personali, numeri di carta di credito o altri dati sensibili, come nel caso del dominio poste-postpay.net dalle cui pagine veniva proposta l’installazione di una applicazione Android Poste Italiane, in realtà un malware Android Trojan.
Il dominio creato a supporto della distribuzione del malware è stato individuato attraverso l’analisi di reverse whois su precedente sito di phishing a danno di Poste Italiane.
La tecnica usata consiste nell’individuare il nominativo o la mail di chi ha registrato il sito di phishing ed effettuare poi una ricerca sul db dei whois per evidenziare se la stessa persona ha registrato altri siti simili.
Sovente l’attività di intelligence che si sviluppa dall’esame di più casi di phishing correlabili ad un singolo gruppo criminale evidenzia l’interesse dei criminali nei confronti di più enti target, talvolta di paesi diversi tra l’altro anche nomi di dominio creati per phishing ai danni di ente francese, registrati sempre dalla stesa persona.
Il layout del falso sito PosteIT, come si vede dagli screenshots, era ottimizzato per dispositivi mobili, e dopo una prima schermata di falso login
propone il download di una ‘Banco Poste Security Module App’
e di seguito le istruzioni per l’installazione sul dispositivo mobile.
Il file scaricato risultava ad una analisi di VirusTotal chiaramente come un malware
Da notare anche come l’applicazione apk che viene installata abbia tra le sue caratteristiche la possibilità di acquisire permessi di scrittura e lettura di SMS, effettuare chiamate telefoniche, ecc…..
cosa che denota le caratteristiche malevole del file PostePay.apk
In questo screenshot vediamo la fase di attivazione del programma, dove si nota la presenza del logo Postepay.
Come sempre in questi casi vale la regola di evitare di installare software di cui non sia certa la fonte, verificando con attenzione sia l’indirizzo del sito utilizzato, ma anche il file scaricato ad esempio attraverso siti di scansione malware online come Virus Total.
Servizio Clienti: l’importanza della formazione Anti-Phishing
PhishingIl Rapporto Clusit 2017 indica un forte aumento delle attività di Phishing nel nostro paese ed è quindi sempre più importante focalizzare l’attenzione di tutta la popolazione su questa attività di frode.
Le aziende devono prevedere attività di formazione per tutto il personale al fine di evitare la divulgazione di documenti riservati, diffusione di ransomware, movimentazioni bancarie illecite o qualsiasi altra attività che può fortemente destabilizzare l’andamento economico di una società.
Questo invito è maggiormente rimarcato per tutte le aziende che hanno un contatto diretto con il consumatore, attraverso i Call Center o Social Care, le quali non devono solamente prevenire un attacco diretto ma evitare che i propri clienti vengano truffati da attività di Phishing con loghi e marchi dell’azienda.
Il consumatore, ignaro del Phishing, ingenuamente penserà che l’addebito inconsueto sulla sua Carta di Credito sia stato eseguito dall’azienda vittima di Phishing e non da un team di Phisher. Creando un danno di immagine rilevante.
Il 22 Marzo abbiamo rilevato su Twitter un imbarazzante situazione del Social Care di TIM, il quale ha invitato un utente a visitare una eMail di Phishing perché la ritenevano lecita.
Lunedì 20 Marzo l’utente Damiano Achilli riceve via eMail la seguente comunicazione:
Insospettito da alcuni errori grammaticali decide di chiedere al supporto TIM una conferma, se l’eMail sia legittima o meno:
Il servizio clienti conferma la legittimità della comunicazione e l’utente procede a richiedere il rimborso compilando il modulo online.
La risposta del servizio clienti TIM è stata rimossa, ma conteneva quanto segue: “@Damiano_Achilli ciao, si confermiamo ? Buona giornata #TIM4U”.
Damiano fidandosi della risposta ricevuta, perderà 60€ che vengono illecitamente sottratti dalla sua Carta di Credito Prepagata. Si trattava palesemente di una attività di Phishing, con l’utilizzo della codifica base64 come abbiamo visto recentemente in un altro articolo.
Sfruttando Google Cache riusciamo a visualizzare la risposta, che potete vedere anche nel seguente screenshot:
Lo stesso Damiano ci ha inviato due screenshot che ha personalmente effettuato:
Al fine di dare maggiore evidenza ai dati sopra presentati abbiamo proceduto acquisendo la pagina di Twitter presente nella cache di Google attraverso Hashbot:
da cui si rileva nuovamente il testo della risposta data dall’account TIM_Official
Una ulteriore forma di acquisizione attraverso terze parti è stata effettuata usando le funzionalità di archive.is e qui http://archive.is/7klQT potete vedere sia la pagina che lo screenshot, con la risposta di TIM_Official a Damiano in terza posizione.
Infine abbiamo acquisito il tutto anche con wireshark tramite la visualizzazione della cache di Google, senza fare uso di https.
Sfruttando l’opzione File > Export Objects> HTTP di wireshark è possibile estrapolare la pagina web ricevuta in risposta da Google (file packet_1230.txt, sha256 79da9bbbcc4a520fb97c3f7c73f9355ba9fbe913b60b047ca5dbff5f45e1cf60):
L’accaduto evidenzia quanto la formazione degli operatori destinati a supportare il consumatore (Call Center, Social Care, Personale di Filiale, ecc…) in materia di truffe e frodi sia necessaria a salvaguardia la sicurezza e dell’immagine delle società. La soluzione non passa certo per tweet cancellati.
Update 24 marzo 2017 – 14.37
Damiano, vittima della frode, ci ha raccontato di aver ricevuto notifica del pagamento effettuato dai criminali con la sua carta di credito, nella quale veniva indicato l’acquisto di servizi presso l’ISP francese AMEN.FR
Amen.fr è una controllata di Dada Spa, società a cui fa capo pure l’italiana Register.it. E’ quindi presumibile che il criminale abbia usato la carta di credito della vittima per acquistare servizi web da riutilizzare in truffe future.
La TIM è doveroso indicare come la società, attraverso le pratiche burocratiche di rito, si sia impegnata a rimborsare Damiano attraverso i servizi da TIM lui acquistati. Tutto è bene ciò che finisce bene.
Aruba, OVH, FastWeb, Keliweb e altri Provider coinvolti dal Phishing!
PhishingIn data odierna abbiamo identificato molteplici attacchi di Phishing ai danni di diversi Provider Italiani ed Europei, sono infatti coinvolti:
L’intento dei Phisher è diversificato in base al provider coinvolto, in alcuni casi l’obiettivo è quello di carpire esclusivamente le credenziali di accesso all’account in altri invece l’utente viene invitato a normalizzare un pagamento non riuscito carpendo i dati della carta di credito della vittima.
Gli attaccanti tramite l’acquisizione delle sole credenziali di accesso agli account puntano ad acquisire il controllo delle caselle eMail, Domini o Server associati all’account, ottenendo quindi nuovi destinatari utili per diffondere le eMail di Phishing, caselle eMail nuove da cui inviare campagne di Phishing e spazi web su cui ospitare i Kit di Phishing. Senza trascurare l’eventuale accesso a informazioni sensibili contenute nelle caselle eMail o in spazi riservati dei domini/server.
Il phishing viene diffuso attraverso email con link che portano a pagine web realizzate con codifica base64, questa tecnica permette ai criminali di rendere più complessa l’identificazione degli indirizzi web coinvolti e di poter personalizzare l’URL mostrato nella barra dell’indirizzo del browser con il testo che si preferisce ingannando maggiormente la vittima.
Il precedente screenshot ci illustra graficamente questa tecnica, come vediamo il Browser interpreterà correttamente il codice codificato in base64 mostrando all’utente l’indirizzo “data:text/html;http://fastweb.it/cp/ps/Main/login/Authenticate”. Fatta eccezzione della parte iniziale “data:text/html;” l’utente visualizzerà l’indirizzo autentico di Fastweb ignorando che successivamente è presente una stringa in base64 utile al Browser a visualizzare la pagina di Phishing.
Il medesimo server oltre ad ospitare Phishing ai danni dei Provider citati contiene anche cloni dei siti FreeMobile, Swisscom, Orage, Oney, Wester Union, Ameli, Bouygues e SFR.
Vi lasciamo con una galleria fotografica dei diversi cloni coinvolti in questo attacco.
L’individuazione dei diversi cloni è avvenuta partendo dall’analisi del phishing Aruba segnalato sui social network (tweet) da Paolo Dal Checco, noto analista forense.
Integrazione 16/03/2017 ore 17:01
In data odierna, a seguito dell’articolo sopra riportato, abbiamo ricevuto richiesta via mail da parte di Keliweb S.R.L., di comprovare che effettivamente era stato fatto uso dei loro loghi e marchi in azioni criminali, in alternativa eravamo invitati a rimuovere dal post quanto riguardava la società.
Si reputa necessario quindi integrare al meglio l’informazioni: i post pubblicati hanno sempre e solo la finalità di informare l’utenza del web sulle nuove metodiche criminali e sui nuovi target scelti dagli stessi. Sino ad ora mai nessuna società o istituto bancario citato nei post ha contestato l’informazione prodotta e D3Lab ha sempre garantito la massima trasparenza nel fornire alle società, se richiesto, le informazioni utili affinché queste potessero intervenire a contrasto della frode.
Come sopra scritto l’analisi della campagna di phishing si è sviluppata partendo da un tweet di Paolo Dal Checco, noto esperto di informatica forense, curatore tra l’altro di uno dei blog più ricchi di informazioni riguardo alla minaccia ransomware. Competenza e serietà del Dal Checco ci hanno portato a ritenere l’informazionetrasmessa con il tweet serie ed attendibile. Abbiamo successivamente comprovato l’esistenza del clone visitando gli url segnalati, il primo su ipixline[dot]fr avente funizone di redict rappresentava presumibilmente il link presente nella mail di attacco, il secondo, su dedibox[dot]fr, il clone.
Nello svolgimento delle attività di monitoraggio e contrasto del phishing non è affatto raro che l’azione di identificazione di un url malevolo avvenga senza avere in mano la mail di attacco, come in questo caso.
Ricercando informazioni in relazione agli host coinvolti si rilevava su VirusTotal che il server con ip 51.15.13.125 assegnato all’host sd-123370.dedibox.fr era già stato impiegato per phishing a danno di ISP a fine febbraio.
In comune con la campagna discussa in questo post vi era sia il target, un ISP, sia l’uso del file snd.php.
Si è proceduto ricercando path relativi agli ISP già colpiti da phishing individuando diversi clone a danno di diversi provider.
Venendo nello specifico alla pagina clone riproducente la grafica di Keliweb.it, presenti all’url sd-123370.dedibox[dot]fr/keliweb/snd.php, è sufficiente l’uso di curl per visualizzare il sorgente reale della pagina, senza che il browser lo interpreti.
Si può notare come il codice html della pagina codificato in base 64 sia inserito nel tag meta, con i vantaggi per i criminali citati sopra.
Il medesimo risultato può essere osservato facendo uso del tool Hashbot, pensato proprio per l’acquisizione forense delle risorse web.
Decodificando il codice base64 così acquisito si ottiene il codice html della pagina clone
da cui si può osservare come i criminali non si siano nemmeno preoccupati di fare una copia di tutte le risorse web (immagini, js, css) impiegate dalla pagina web del provider, ma abbiano linkato direttamente quelle presenti sul sito legittimo della società colpita.
Sniffando il traffico con Wireshark osserviamo il tutto con maggior dettaglio.
ed ancora.
Dovrebbe a questo punto risultare certa la presenza on-line della pagina con grafica, loghi e marchi Keliweb.it realizzata dai criminali.
Le informazioni riportate in questa integrazione sono state inviate a Keliweb via posta elettronica (normale e certificata). D3Lab resta ovviamente a disposizione della società per ulteriori chiarimenti e si augura che l’url della pagina malevola, ora a loro noto, possa consentirgli di intervenire presso l’hoster per ottenere la messa off-line della stessa.
Phishing Mediaworld – Falsa offerta sull’iPhone
PhishingCome scrivevamo nel precedente articolo i predatori son tornati e lo hanno fatto alla grande mettendo in atto in pochi giorni tentativi di phishing a danno di IngDirect, Eni/Agip, Poste Italiane, un operatore di telefonia mobile ed oggi Mediaworld! Sempre sfruttando nuovi domini ad-hoc!
Il Recorder Team, cosi lo abbiamo nominato, colpì la grande distribuzione già in passato con una pesante campagna di phishing a danno di Carrefour e con questo attacco sembra orientarsi nuovamente verso la GDO ed in particolare verso gli articoli tecnologici, rappresentanti un mercato sempre vivace.
Il tentativo di Phishing è stato rilevato e segnalato con un primo tweet da parte di @illegalFawn, ricercatore particolarmente attivo nell’identificazione di questi particolari tipi di frode.
La frode è stata rilevata attraverso la ricezione di un messaggio email apparentemente inviato da Mediaworl contenente l’offerta per l’acquisto di un iPhone con un elevatissimo sconto.
Il clone realizzato dai criminali è risultato essere in hosting sul medesimo provider impiegato per i casi più recenti ed essere posizionato nello spazio web del dominio mediaworlld.com creato ad hoc dai criminali sfruttando un typosquatting, la doppia “l” in WORLLD, che facilmente passa inosservato all’occhio dell’utente frettoloso, concentrato principalmente ad osservare l’offerta presente sulla pagina web.
L’analisi del clone ha permesso di rilevare come tutte le risorse impiegate (css, immagini, ecc..) siano incluse nell’hosting, mentre i link facciano tutti riferimento all’effettivo sito web di MediaWorld.
Il tentativo di frode si basa sulla scelta da parte dell’utente di un articolo tecnologico presente sulla pagina principale del clone
Cliccando su prosegui l’utente viene portato successiva pagina in cui gli sono richiesti i dati della carta di credito, visualizzando il costo di acquisto dell’articolo prescelto (lo screenshot presenti in questo post provengono da prove diverse).
E’ interessante notare come questa grafica fosse già impiegata nei cloni impiegati nei phishing a danno di Carrefour (vedasi terza immagine post relativo) , con l’immagine del retro della carta di credito che compare solo all’atto di completare il form relativo al cvv.
Inseriti i dati delle carta di credito l’utente approda ad una pagina di riepilogo e conferma
L’ultima pagina conferma l’avvenuto pagamento ed inoltro dell’ordine.
Dopo poco all’indirizzo mail inserito nel form della pagina in cui erano richiesti i dati di carta di credito, arriverà la mail di conferma dell’ordine.
L’analisi degli headers ci fornisce alcune informazioni a conferma del dominio mittente e del path locale dello script php incaricato di eseguire l’invio del messaggio.
Phishing ING Direct con falsa offerta Agip
PhishingIl personale D3Lab esamina casi di phishing dal 2009 e nell’arco del tempo ha avuto modo di rilevare cambiamenti nelle metodiche criminali, talvolta cambiamenti importanti, adottati da alcune entità piuttosto che da altre, quindi utili come fingerprint per identificare il team criminale autore di una campagna di phishing piuttosto che di un’altra.
Uno dei gruppi criminali più agguerriti fu identificato sin dal 2012 e in D3Lab lo denominammo Recorder Team. Nei primi due anni questa entità criminale operò con metodiche abbastanza standard, ma in breve si distinse per l’impiego di nomi dominio che l’utenza del web poteva facilmente confondere con quelli legittimi delle società target. Inizialmente si trattò di nomi host per i servizi di dns dinamico, ma in breve, presumibilmente dopo una prima fase operativa ed il conseguente ritorno economico, il team cominciò ad investire su domini di secondo livello. Continua a leggere
Piovono Domini ad-hoc per una campagna di Phishing ai danni di Lottomatica
PhishingIl nostro servizio di Brand Monitor permette di monitorare la registrazione di nuovi domini internet a tutela di un marchio individuando tempestivamente utilizzi inopportuni del brand del cliente. È sempre più frequente rilevare criminali informatici che registrano nuovi domini molto similari agli originali per confondere l’utente e trarlo in inganno, i domini vengono spesso usati per diffondere Malware, Phishing Bancario (es. Bonus 500euro, SMS Poste Italiane, PayPal, ecc), Man in The Mail (es. Ubiquiti stung US$46.7 million in e-mail spoofing fraud) o destabilizzare l’asseto azionario come successe a Intesa San Paolo con la registrazione di un dominio ad-hoc e la relativa pubblicazione di un falso comunicato dell’AD Carlo Messina.
Nel corso dell’ultima settimana abbiamo rilevato la registrazione di un elevato numero di domini con TLD .xyz sfruttati per attuare una campagna di Phishing ai danni dei titolari di carte di credito emesse da Lottomatica, ovvero la Lottomaticard e la carta di credito prepagata PayPal che ricordiamo essere emessa da Lottomatica e Banca Sella per il nostro paese.
I domini registrati tra l’8 Febbraio e il 12 sono in totale 55:
I phisher al fine di limitare una immediata identificazione delle pagine fraudolente hanno previsto un redirect verso il dominio otobankasi.com se si accede direttamente al dominio o al sotto-dominio www, per visualizzare le pagine di Phishing bisognerà indicare un sotto-dominio random. Questa tecnica permette anche di limitare le funzionalità delle BlackList di Phishing poichè l’url visualizzato dall’utente varierà continuamente.
Nei due screenshot precedenti vediamo un anteprima delle pagine fraudolente, in esse l’utente è invitato ad inserire le credenziali per poter accedere al pannello di controllo della propria carta e i dati relativi ad essa. Data la richiesta delle credenziali di login, e non solo i dati della carta, è probabile che il team di Phisher voglia trasferire i fondi della vittima verso un’altra prepagata emessa da CartaLIS/Lottomatica.
I domini sono stati registrati a nome di due persone Debora Cestari e Ovidiu Ioan Sara, probabilmente sono nominativi inventati o vittime di altre campagne di Phishing, i cui dati e lecui carte di credito possono essere usate per acquistare servizi utili alla struttura criminale… il phishing è anche questo, vittime inconsapevolmente coinvolti nelle frodi.
Un altro ente fortemente colpito in Italia attraverso la creazione di domini ad-hoc è Poste Italiane, dal 1 Gennaio 2017 ad oggi abbiamo rilevato la registrazione di 107 nuovi domini sospetti, a dimostrazione di quanto la metodica sia ampiamente impiegata dai criminali e di come il suo controllo e contrasto richiesta procedure e servizi ad hoc.